A Cortemilia la mostra:"I tre monti consacrati a San Michele"
| Notizie dal Consiglio Regionale |
DAL CONSIGLIO REGIONALE
A Cortemilia la mostra “I tre monti consacrati a San Michele”
Rimane aperta al pubblico fino al 25 luglio a Cortemilia (CN), nella chiesa di San Francesco (corso Luigi Einaudi 2), la mostra "I Tre monti consacrati a San Michele. Storia e iconografia", divenuta itinerante per iniziativa del Consiglio regionale del Piemonte che ne ha già curato l’allestimento a Torino e in diversi Comuni della regione.
Sabato 3 luglio alle 18.00 la mostra viene inaugurata dal Consigliere Segretario dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale Tullio Ponso e dal sindaco di Cortemilia Carlo Graziano Maestro.
L’esposizione presenta i santuari sulle tre montagne che, secondo fonti medioevali, sono state dedicate all’Arcangelo San Michele e che per secoli furono meta di pellegrinaggi: Mont Saint-Michel in Francia, la Sacra di San Michele, monumento simbolo del Piemonte, sul Monte Pirchiriano all’imbocco della Val di Susa, e Monte Sant’Angelo sul Gargano in Puglia.
La mostra è stata realizzata dal Dipartimento di Studi Classici e Cristiani dell’Università di Bari con la collaborazione di studiosi italiani e francesi.
L’esposizione comprende 50 pannelli fotografici che illustrano le caratteristiche dei tre santuari dedicati all’Arcangelo. Si vedono riproduzioni di reperti storici, oggetti d’arte, statue, sculture, ex voto, calici liturgici, affreschi, miniature, dipinti medioevali e moderni, immagini dei paesaggi in cui i santuari sono inseriti.
Celebrati i quarant’anni della Regione Piemonte
Martedì 13 luglio il presidente del Consiglio regionale Valerio Cattaneo ha presieduto - presso il Teatro Carignano - la seduta aperta dell’Assemblea regionale celebrativa del 40° anniversario della prima legislatura regionale, insediatasi nella sala del Consiglio provinciale di Torino, presso il Palazzo delle Segreterie di piazza Castello, il 13 luglio 1970.
Il presidente Cattaneo, in apertura di seduta, ha ricordato “l’attualità del discorso pronunciato quarant’anni fa dal primo presidente dell’Assemblea, Paolo Vittorelli, nelle cui parole vibravano l’orgoglio e la certezza che i nascenti istituti regionali, pur tra mille difficoltà, erano qualcosa di diverso dalle autonomie locali, Comuni e Province, se non altro perché, per la prima e unica volta, lo Stato concedeva la funzione legislativa a un organo diverso dal Parlamento nazionale, titolare della sovranità popolare, con ciò implicitamente riconoscendo una legittimazione del tutto particolare, nel legame tra Consiglio e cittadini elettori anche a livello regionale”.
“Un legame - ha continuato Cattaneo - che, nello Statuto varato nel novembre 1970 e ancor più in quello approvato nel 2005, trovava modo di esplicitarsi compiutamente, laddove si afferma che il Consiglio rappresenta il Piemonte, inteso come unità storica, culturale, sociale ed economica, una comunità di cui la Regione come istituzione e il Consiglio come organo legislativo vogliono essere i rappresentanti, nella tutela degli interessi e delle opportunità di sviluppo”.
Per essere davvero la “casa dei piemontesi”,ha concluso Cattaneo, “la nostra Assemblea deve ancora sviluppare due strumenti, indicati nello Statuto, la cui attuazione rappresenta un obiettivo strategico per la legislatura appena avviata: il Consiglio delle Autonomie locali, organismo tutelato da una previsione costituzionale, ove la governance locale si consolida e rafforza l’integrazione tra le istituzioni locali e il Consiglio regionale dell’Economia e del Lavoro, non ancora oggetto di norme attuative ma indubbiamente importante per rapportarsi con il mondo economico e le rappresentanze sociali”.

Il presidente dell’Associazione dei consiglieri della Regione Sante Bajardi, parlando a nome di tutti i consiglieri che si sono succeduti nell’arco delle prime otto legislature, ha affermato che “il ruolo del consigliere è complesso, poiché egli è rappresentante di parte e, nello stesso tempo, deve essere in grado di decidere nell’interesse di tutti. La politica è l’arte del possibile e, nella democrazia dell’alternanza, le regole vanno scritte insieme”.
Il professore ordinario di Istituzioni di Diritto pubblico dell’Università del Piemonte Orientale Jörg Luther ha tratteggiato alcuni elementi del saggio Elementi per una storia della Regione Piemonte, che apre il volume rievocativo Quarant’anni di Regione, che verrà presentato in autunno.
Gli interventi dei “past president”
Il presidente Cattaneo ha quindi invitato sul palco, per brevi testimonianze, alcuni past president delConsiglio e della Giunta regionale.
Dino Sanlorenzo, presidente dell’Assemblea regionale nella II legislatura (1975-‘80), ha ricordato che “le Regioni nacquero nel 1970 senza soldi e con poteri scritti sulla carta e impossibili da esercitare in concreto. Per coinvolgere i cittadini nelle istituzioni, mettemmo al centro della politica e dello Statuto la partecipazione grazie alla quale, nella II legislatura, nacquero organismi consultivi e comitati come la Consulta europea, la Consulta femminile e il Comitato Resistenza e Costituzione”.
Ezio Enrietti, presidente della Giunta regionale nella III legislatura (1980-’83), ha sottolineato le potenzialità e il ruolo della Conferenza dei presidenti delle Regioni e delle Province autonome “di cui fui tra i promotori e presidente trent’anni fa. Il coinvolgimento di tutti i Consigli regionali in una lotta che dovrebbe superare gli stretti confini delle direttive dei partiti è un imperativo categorico per il raggiungimento di obiettivi quali il rafforzamento
Vittorio Beltrami, presidente della Giunta regionale nella IV legislatura (1985-‘90) ha fatto riferimento al fatto che “questa realtà sociale, strutturale e operativa che è la Regione, è ancora richiamo e auspicio per la riscrittura di quei valori che attengono alla morale, alla giustizia e alla libertà trasmessici dalla Resistenza”.
Carla Spagnuolo, presidente del Consiglio regionale nella V legislatura (1990-‘95), ha rievocato “gli anni delle battaglie contro il centralismo per la rivendicazione di competenze regionali, nel delicato passaggio dalla prima alla seconda Repubblica e, tra le prese di posizione più significative, quella contro l’Acna di Cengio in difesa della Valle Bormida”.
Rolando Picchioni, presidente del Consiglio regionale nella VI legislatura (1995-‘98) ha illustrato “la scommessa intellettuale, fatta dal Consiglio regionale in un periodo in cui anche in Piemonte la politica dovette arretrare di fronte alle invasioni giudiziarie, con la convocazione degli Stati generali: un’iniziativa che intese rafforzare la Regione e fornirgli nuovi stimoli”.
Sergio Deorsola, presidente del Consiglio regionale nella VI legislatura (1998-2000), ha ricordato l’impegno per “l’attuazione graduale della riforma Bassanini e il nuovo impulso dato alla Conferenza dei Piemontesi nel mondo, un’occasione per riscoprire e rinsaldare i contatti con realtà sociali ed economiche che coinvolgono da vicino la Regione”.
Enzo Ghigo, presidente della Giunta regionale nella VI e nella VII legislatura (1995-2005), ha sottolineato di essere stato - nel 2000 - il primo presidente della Regione eletto direttamente dai cittadini. “Tra le cose di cui vado più fiero - ha continuato - il riordino della Protezione civile in seguito all’alluvione del ‘94 e l’assegnazione a Torino delle Olimpiadi invernali 2006”.
Davide Gariglio, presidente del Consiglio regionale nella VIII legislatura (2005-‘10), ha fatto riferimento “all’entrata in vigore dell’attuale Statuto regionale e alla discussione e all’approvazione del nuovo Regolamento interno del Consiglio regionale”.
Mercedes Bresso, presidente Giunta regionale nella VIII legislatura (2005-‘10), ha rievocato “i momenti esaltanti, come le Olimpiadi 2006, il rinnovo della Reggia di Venaria e il privilegio di aver dato il via all’Euroregione Alpi-Mediterraneo”e momenti estremamente difficili, “come la crisi economica partita nel 2008”. L’intervento conclusivo è stato svolto dal presidente della Giunta regionale Roberto Cota, che fu anche presidente del Consiglio regionale nella VII legislatura (2000-‘05). “Quando parlo di Regione Piemonte - ha dichiarato Cota - io intendo tutti i 1.206 Comuni che lo compongono. Credo sia importante che la Regione si prodighi per fornire supporto amministrativo e pratico ai Comuni, che hanno visto un progressivo appesantimento delle proprie funzioni. A settembre li convocheremo per offrire loro un pacchetto concreto di supporti, a cominciare da quello informatico”.“Oggi siamo pronti per realizzare il federalismo fiscale - ha aggiunto Cota- già previsto dallo Statuto che ha visto la luce durante la legislatura che mi ha visto presidente dell’Assemblea regionale. Uno Statuto realizzato con l’intento di edificare una casa comune e approvato a larga maggioranza”.“Per quanto riguarda il futuro - ha concluso - la priorità massima rimane il lavoro per i giovani e per chi lo ha perso a causa della crisi. Intendo poi richiedere al Governo nuove competenze e discuterne le materie con il Consiglio regionale; riformare la Sanità, tagliando gli sprechi senza ridurre i servizi e predisporre una nuova legge urbanistica”.
Al termine dell’intervento del presidente Cota è stata consegnata ai past president una medaglia ricordo e a tutti i presenti, in anteprima, una copia del volume Quarant’anni di Regione.
Ultimo aggiornamento (Mercoledì 01 Settembre 2010 17:57)


