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Mi chiedo cosa succederebbe se un qualunque nostro sacerdote distribuisse Bibbie sulla piazza di Tripoli. Come minimo verrebbe arrestato e si scatenerebbe un caso diplomatico. Nel nostro Paese, invece, a un dittatore qual è il leader libico Gheddafi, è permesso di incontrare 500 ragazze e donare loro il Corano con l’invito a diffonderne il messaggio. Non solo, per non disturbare i rapporti commerciali con la Libia, che dall’Italia compra soprattutto armi, si lascia liberamente auspicare a Gheddafi l’islamizzazione dell’Europa e gli si permette di lanciare velate minacce sul rischio di trasformare l’Europa in Africa se non gli si donano 5 miliardi di euro l’anno che il dittatore libico impiegherebbe per fermare l’immigrazione clandestina.

Certo, il nostro è ancora un paese democratico, anche se molti nutrono dubbi al riguardo, e la libertà di pensiero è un bene da tutelare, ma una presa di posizione ufficiale sulle dichiarazioni di Gheddafi sarebbe stata almeno doverosa, tanto da prenderne almeno le distanze. Sarebbe interessante sapere cosa ne dice al riguardo la Lega, che per accalappiare i voti dei cattolici si è professata più volte paladina del cristianesimo e ora, per adempiere al compito di tenere in vita l’agonizzante governo Berlusconi, chiude orecchie ed occhi di fronte al trattamento riservato al leader libico, libero di trasformare una supposta visita di Stato in un attacco alle radici culturali dell’Europa, basate sul cristianesimo, elemento certamente più unificante dell’euro. Ma anche i leghisti hanno scoperto gli interessi economici e allora trovano comodo confondere il verde della bandiera libica con il colore del loro partito, sempre più di governo che di lotta.

L’unico insegnamento che possiamo trarre dalla visita del dittatore libico è che noi cristiani dobbiamo avere più coraggio nel professare la nostra fede e nel diffonderla, non lasciando questo compito importante a coloro che usano la religione come “oppio dei popoli” al solo scopo di far scordare i problemi reali dei loro paesi. In molti hanno parlato di storia comune tra Italia e Libia dimenticando che se di storia dobbiamo parlare è a quella coloniale che si deve fare riferimento. E non dobbiamo dimenticare che è stato lo stesso Gheddafi ad aver confiscato i beni degli italiani che vivevano in Libia come pure gheddafiana è stata la richiesta di risarcimento per i danni subiti dai libici sotto la dominazione italiana. Se, poi, di immigrazione clandestina dobbiamo parlare, allora dobbiamo riconoscere che se questa è calata, per quanto riguarda il versante africano, molto è dovuto ai denari versati dal nostro governo, quasi una tassa pagata alla Jamahiriya libica. Ma allora, quando l’Italia non pagava questa tassa, Gheddafi non solo agevolava ma, anzi, organizzava direttamente, gli sbarchi dei clandestini.

A Berlusconi interessano gli scambi commerciali e allora si deve tacere di fronte alle sparate di Gheddafi e non lo si deve disturbare quando vaneggia di islam ed Europa. Se il governo Berlusconi voleva dare un’altra dimostrazione della sua inadeguatezza dobbiamo dire che c’è riuscito perfettamente. Ma l’Italia, paese cristiano, non può tacere di fronte al servilismo di un leader che ha dimostrato di essere giunto al capolinea. Insciallah.

 

Lo scorso 24 luglio sono stato eletto coordinatore provinciale dell’Italia dei Valori e di ciò ringrazio l’Assemblea dei partecipanti al nostro congresso provinciale. La mozione che ho presentato è stata l’unica accettata dal momento che l’altra, quella di Vincenzo Musella, non ha ottenuto il via libera dell’Ufficio di presidenza del congresso in quanto sono state riscontrate alcune palesi e gravi irregolarità all’atto della sua formazione. Detto ciò archiviamo il primo Congresso provinciale e ci accingiamo al lavoro che ci attende per far crescere il partito nella Granda. Parlo al plurale perché la lista “Continuità e radicamento sul territorio” è una lista unitaria che rappresenta tutta la provincia di Cuneo e gli esponenti dell’Italia dei Valori che in essa operano. E’, quindi, la nostra lista, non la mia. Detto ciò, la politica del nostro partito sul territorio, per i prossimi due anni, dovrà avere come missione ambiziosa quella che viene sinteticamente indicata nel nome stesso della nostra lista e cioè: “Continuità e radicamento sul territorio”.

“Continuità” per proseguire su ciò che di buono è stato creato dal precedente gruppo dirigente, che ha ben operato per far crescere il partito nei grandi centri urbani, soprattutto nel capoluogo dove si è raggiunto alle regionali un ottimo risultato nonostante la Lista Beppe Grillo abbia eroso la nostra base elettorale in modo significativo.

“Radicamento sul territorio” per costituire in tutta la Granda, in questa fase di preparazione alle elezioni politiche del 2013, una rete di contatti sia con gli amministratori locali, sia con la popolazione dei piccoli centri e delle zone rurali così da far crescere in modo cospicuo gli aderenti a Italia dei Valori, che deve diventare un partito di primo piano nella politica locale, in contrapposizione con la Lega da cui è ideologicamente distante.

Per dare piena applicazione a quanto enunciato puntiamo a svolgere le seguenti attività che qualificheranno la nostra azione di governo del partito e lo renderanno più vicino a i cittadini:

- migliorare la comunicazione con i cittadini e dare maggiore diffusione alle idee del partito a livello locale anche con l'utilizzo di tecnologie informatiche;

- coinvolgere i giovani nella vita interna del partito;

- aprire nuove sedi e costituire nuovi circoli territoriali;

- preparare le elezioni comunali di Cuneo, Mondovì, Borgo S.Dalmazzo e di altri centri minori della provincia che si svolgeranno nella primavera del 2012 per ottenere un grande risultato in termine di eletti; valutare opportunamente le alleanze sui candidati a Sindaco prescelti e i programmi presentati.La nostra parola d’ordine sarà crescere. Dobbiamo radicarci nel territorio e acquisire ulteriore consenso per realizzare il nostro programma. Per farlo dobbiamo selezionare dirigenti e candidati preparati, meritevoli e capaci. L'attività sarà coordinata a livello provinciale e locale dagli organi democraticamente eletti, i quali, in autonomia ma nel rispetto delle disposizioni degli organi superiori, dovranno curare le iniziative locali, la comunicazione, i rapporti con gli iscritti, la campagna dei tesseramenti, che deve essere fondata sul principio del libero convincimento e partecipazione al partito da parte dell'iscritto.

Siamo consapevoli che la politica non è la corsa solitaria di qualcuno, per quanto bravo, ma è il duro lavoro di una squadra che ha lo stesso obiettivo e la stessa modalità d’azione, le stesse regole. Una squadra che accetta le differenze e le diversità di opinioni, dentro il medesimo quadro di valori. Una squadra che non ha paura di nuove energie che vogliono unirsi ad essa. Una squadra in cui tutti sono importanti allo stesso modo, aldilà di ruoli o dei gradi sulla spallina. In cui sono importanti anche coloro che non appaiono, ma che lavorano in silenzio.