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Mondovi

“In vista delle elezioni amministrative che si terranno a Mondovì nella prossima primavera, Italia dei Valori sta dialogando con gli esponenti di “Mondovì in Movimento” con i quali ci sono delle affinità programmatiche. Il nostro scopo è quello di giungere alla condivisione di un programma elettorale da sottoporre ai cittadini, perché riteniamo che Mondovì debba voltare pagina e possa crescere ben oltre i limiti che gli sono stati imposti da anni di amministrazioni che si sono limitate a governare la routine, senza impostare progetti ad ampio respiro. Crediamo che i tempi siano maturi per dare a Mondovì un’amministrazione che sappia progettare il futuro, specie in una fase di crisi economica e finanziaria come quella che stiamo vivendo, e che sappia dare le risposte concrete che i cittadini chiedono per risolvere i loro problemi. Alla fine del percorso avviato con “Mondovì in Movimento” sarà possibile individuare il candidato sindaco con il quale ci presenteremo al giudizio degli elettori”.

 

carceri

“Il Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale potrebbe contribuire a migliorare la situazione nella quale si trovano alcune carceri della nostra regione, ma per la nomina occorre attendere le decisioni del Consiglio che su questo è sovrano”. Così il presidente del Consiglio regionale Valerio Cattaneo ha accolto, con i componenti dell’Ufficio di presidenza Lorenzo Leardi e Tullio Ponso, il 25 gennaio a Palazzo Lascaris, due rappresentanti dell’Associazione Aglietta, da undici giorni in sciopero della fame.

“Chiediamo che il Consiglio regionale nomini il Garante come sarebbe dovuto succedere a inizio legislatura” hanno dichiarato i radicali Igor Boni, presidente dell’Aglietta, e Salvatore Grizzanti, segretario. “La Regione deve mettersi in regola: o attua la legge o decide di abrogarla. Riteniamo, però, che in quest’ultimo caso compirebbe un errore politico di estrema gravità”. “Nel Consiglio regionale del 31 gennaio – ha precisato Cattaneo - metterò in votazione la nomina del Garante. È necessario uscire in tempi brevi da questa situazione. È stata, peraltro, presentata una proposta di legge che prevede che le funzioni del Garante siano svolte dal difensore civico. Questa potrebbe essere una soluzione perseguibile a patto che il Consiglio decida di prendere questa strada nell’arco di pochi giorni”.

 

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La decisione della Giunta regionale di lasciare inalterata la gestione della sanità in provincia di Cuneo, senza unificazione delle Asl Cn1 e Cn2 e con ospedali che continuano a mantenere le loro peculiarità, è un risultato da ascrivere sia al lavoro corale dei consiglieri di opposizione che di quelli di maggioranza e al “ravvedimento” scaturito dall’aver dato ascolto alla voce del territorio, esplicatasi attraverso varie iniziative, non ultima l’audizione avvenuta a Cuneo. Di fatto c’è stato un ragionamento costruttivo, sulla gestione di un comparto delicato ed importante, come quello della sanità, smettendo il muro contro muro che aveva preceduto la presentazione del piano sanitario regionale.

Alla Granda, di fatto, è stata riconosciuta la validità del modello di gestione. Detto questo, il discorso si sposta sulla novità delle sei nuove strutture intermedie, chiamate federazioni, che dovrebbero consentire la gestione integrata della rete ospedaliera, per una migliore gestione qualitativa ed economica della sanità. Molto francamente, sono personalmente contrario all’introduzione di ulteriori strutture di “comando” non ancora ben definite, che rischiano solamente di creare ulteriori poltrone ben remunerate. Queste federazioni assomigliano tanto alla soluzione per mettere tutti d’accordo, sia chi ha realizzato il piano sanitario regionale, sia i partiti che lo hanno osteggiato, perché con nuovi ruoli di comando e relative prebende, si accontentano gli appetiti di molti.

Come Italia dei Valori non approviamo assolutamente questa operazione, che va nella direzione opposta al contenimento delle spese al quale il piano sanitario regionale deve necessariamente sovrintendere. Mi permetto di suggerire che il modello Cuneo, che ha portato, come auspicato da tutti, al mantenimento della situazione gestionale della sanità nella nostra provincia, venga esportato nelle altre realtà piemontesi. Ho già avuto modo di dire che sono altre le aree del Piemonte in cui è necessario razionalizzare, con un occhio di riguardo al contenimento delle spese, mantenendo però gli standard qualitativi dei servizi.

Per questo invito l’assessore Monferrino a meditare sulla necessità di introdurre queste ulteriori strutture sovra provinciali, la cui nascita sarebbe difficile spiegare ai cittadini, ai quali si era già detto che bisognava tagliare i servizi

 

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“Su sollecitazione del consigliere comunale di Moretta, Francesco Macchioni, ho presentato un’interrogazione urgente all’assessore regionale allo Sviluppo economico Massimo Giordano, in merito alla situazione dello stabilimento Lactalis”. Questo quanto dichiara il consigliere regionale Tullio Ponso, che prosegue: “ L’assessore ha ripercorso la storia del sito industriale caseario di Moretta, a partire dalla presenza, dagli anni ’20 del secolo scorso, della Locatelli Spa, che negli anni ’60 ha venduto marchio e stabilimenti al Gruppo Nestlè. Nel 1998 si è registrato il passaggio dello stabilimento al gruppo francese Besnier – Lactalis che nel tempo ha acquisito i principali marchi italiani del settore caseario: Invernizzi, Cademartori e Galbani.

In seguito alla riorganizzazione industriale condotta da Lactalis, che nel 2007 ha concentrato l’attività italiana nei suoi sei stabilimenti lombardi, lo stabilimento di Moretta è stato chiuso e il paese, che ha 4.000 abitanti, ha perso 200 posti di lavoro diretti e oltre 50 nell’indotto. Successivamente, la Lactalis ha messo in vendita lo stabilimento e nel 2011 un Gruppo imprenditoriale piemontese si è fatto avanti per impiantare a Moretta la sua attività produttiva nel settore alimentare, non concorrente con Lactalis o Nestlè. Si attendeva il via libera alla vendita dalla casa madre francese che però non arrivò, mentre nel luglio del 2011 venne comunicato che Nestlè aveva acquistato lo stabilimento da Lactalis.

A successiva richiesta di informazioni – continua Ponso - venne risposto che la Nestlè non aveva intenzione di avviare nuove produzioni a Moretta e che l’acquisto dello stabilimento era stato fatto per impedire che ci fossero rischi di incompatibilità produttive con altro eventuale acquirente. In realtà, nell’ottobre dello scorso anno ci sarebbe stato un incontro tra Nestlè e il Gruppo imprenditoriale piemontese che avrebbe fugato ogni dubbio sul rischio paventato da Nestlè, tanto che la multinazionale francese avrebbe siglato un preliminare per la cessione di una parte importante dello stabilimento, alle stesse condizioni già trattate con Lactalis a suo tempo. L’atto d’acquisto avrebbe dovuto essere firmato lo scorso dicembre ma a tutt’oggi non risultano contatti tra Nestlè e il Gruppo imprenditoriale acquirente.

Il prossimo 30 gennaio si terrà un incontro tra i sindacati del settore alimentare e la Nestlè, e uno dei temi che verranno affrontati è l’accordo che nel 2007 venne sottoscritto con i sindacati, nel quale era contenuta una cosiddetta clausola sociale che prevedeva, anche ai fini occupazionali, un impegno dell’azienda sul piano della reindustrializzazione del sito dimesso. L’assessore Giordano – conclude il consigliere regionale Tullio Ponso - mi ha confermato che la situazione è seguita dalla Direzione Attività produttive che prevede un incontro con le organizzazioni sindacali al fine di valutare la situazione e intraprendere le iniziative opportune in conseguenza di quanto emergerà nell’incontro sindacale del 30 gennaio”.

 

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“Non posso che concordare con la preoccupazione espressa dai sindacati per i tagli al trasporto pubblico nella Granda. Il 15% in meno di stanziamenti per il trasporto su gomma e il 10% in meno per le ferrovie si tradurranno con tagli al personale, tanto che si parla di almeno 50 posti di lavoro in meno che si registreranno tra gli autisti e l’indotto del consorzio Granda Bus”.

Questo quanto dichiarato dal consigliere regionale Tullio Ponso, che prosegue: “Ma non possiamo dimenticarci dei cittadini, per i quali ci sarà un taglio di servizi intorno al 20% e, se a tutto ciò aggiungiamo il prossimo aumento del 10% del costo dei biglietti che verrà praticato da Trenitalia, si comprende come la situazione sia davvero delicata. A mio parere una riorganizzazione dei servizi si rende necessaria, per ridistribuire meglio le corse sulle tratte più frequentate e negli orari più adatti e questo sia per i bus che per i treni. Ma non si può procedere a tagli indiscriminati e spesso senza alcuna progettualità, che fanno pensare che a volte la situazione di crisi venga cavalcata ad arte.

Credo – continua Ponso - che ci siano le capacità per ristrutturare i servizi, a fronte del taglio di risorse, senza troppo penalizzare gli utenti, che si trovano nell’scomodo doppio ruolo di “cornuti e mazziati”. Trenitalia, poi, a fronte degli aumenti non è in grado di garantire un miglioramento qualitativo del servizio che da tempo immemorabile è la croce, senza essere delizia, dei tantissimi pendolari che devono utilizzare il treno per recarsi al lavoro o a scuola. Credo sia necessaria una cabina di regia regionale in grado di coordinare al meglio la necessità di riduzione del servizio, su tutto il territorio, causata dalla diminuzione di risorse, situazione che verrà ulteriormente complicata dal fatto che nel 2013 non ci saranno più trasferimenti diretti di fondi dal Governo alle Regioni. La Regione deve agire di concerto con le Province, per trovare una soluzione praticabile che tenga conto delle esigenze di tutti e tutti, nel loro ambito, dovranno fare la loro parte, tenendo conto della situazione generale in cui ci troviamo.

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Torno a suggerire la liberalizzazione del servizio ferroviario e l’apertura a nuove realtà imprenditoriali come NTV, che non possono che essere utili a spronare, con la loro concorrenza, Trenitalia che oggi ha vita facile vista la condizione di monopolio in cui opera. E’ una strada difficile da seguire – conclude il consigliere regionale Tullio Ponso - ma credo sia anche l’unica per andare incontro alle esigenze di chi utilizza il servizio e che, a fronte del pagamento del biglietto, non sempre o quasi mai ha un adeguato ritorno”.

 
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